Il White Collar Boxing arriva in Italia

Il 30 settembre 2015 la rivista Panorama, uno dei settimanali di informazione più letti in Italia, pubblicò un articolo intitolato “Boxe Mania”, dedicato alle attività sportive legate al pugilato e alla prima testimonianza del fenomeno dei Fight Club in Italia, con particolare riferimento alla SPORTFORMA di Torino e allo sviluppo del White Collar Boxing.

Tra gli intervistati comparivano Alberto Brasca, rappresentante del pugilato dilettantistico, e Guido Carli, Presidente della SPORTFORMA e rappresentante EBF per l’Italia.

Per la prima volta un grande media nazionale raccontava il fenomeno del “Fight Club” sportivo in Italia, nato presso la palestra SPORTFORMA di Torino, trasformata in un’arena attrezzata con ring omologato per eventi strutturati di alto livello.

Nel 2015 il White Collar Boxing era ancora poco conosciuto in Italia. In quel periodo iniziarono ad arrivare anche imitazioni e adattamenti non strutturati del format, mentre il modello originale si stava giĂ  consolidando da anni nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove migliaia di partecipanti si allenavano per settimane per poi salire sul ring in eventi di gala a scopo benefico.

Guido Carli aveva avviato questo percorso anni prima, sviluppando contatti diretti con il mondo anglosassone e con la European Boxing Federation nel Regno Unito. In uno di questi incontri era presente anche Evander Holyfield, mentre il segretario generale James Ward illustrava il progetto di una possibile delegazione italiana dedicata allo sviluppo del settore.

La boxe italiana nel 2015

I numeri del pugilato italiano in quel periodo erano in forte contrazione: dai circa 4.500 iscritti degli anni ’90 si era scesi a una base molto ridotta di praticanti attivi nel settore agonistico. La boxe era diventata una disciplina di nicchia.

L’intuizione fu quella di introdurre un modello diverso: non sostituire la boxe tradizionale, ma affiancarle un format accessibile, basato su formazione, disciplina e partecipazione aperta.

Pionieri in Italia

Dopo la pubblicazione su Panorama, l’EBF Italia risultava tra le prime realtà organizzate a proporre eventi di White Collar Boxing strutturati secondo standard internazionali:

  • Programmi di allenamento strutturati di 8–12 settimane
  • Match organizzati per peso, etĂ  e livello di preparazione
  • Assistenza medica a bordo ring
  • Eventi con format gala e raccolta fondi benefica
  • Combattimenti regolamentati in base al livello dei partecipanti
  • Licenze e registrazione ufficiale degli atleti

Guido Carli: il profilo del pioniere

Maestro e Tecnico Nazionale di pugilato dal 2003, fondatore di Sportforma nel 1995, Guido Carli ha sviluppato un percorso internazionale tra sport, formazione e produzione audiovisiva. Ha collaborato in progetti televisivi e cinematografici legati al mondo del pugilato, con figure di livello mondiale coinvolte in produzioni e documentari sportivi.

La decisione di sviluppare il primo circuito italiano di White Collar Boxing nasce da esperienze dirette sul campo e dal confronto con modelli internazionali, in particolare negli Stati Uniti, dove il format era giĂ  ampiamente diffuso.

Come dichiarato in un documentario dedicato al pugilato: «La boxe è il più bello spettacolo di forza, coraggio e intelligenza che si possa ammirare nell’agonistica sportiva». Per Carli, la formazione sportiva e quella personale sono sempre state inseparabili.

L’eredità del 2015

La pubblicazione su Panorama segnò un passaggio importante: per la prima volta un media nazionale raccontava in modo strutturato il fenomeno del White Collar Boxing in Italia.

Nei mesi successivi il tema iniziò a diffondersi anche su altri media, aprendo una nuova fase per il settore.

Una fase pionieristica che ha segnato l’inizio di un nuovo approccio alla boxe in Italia.


Fonte: Panorama, 30 settembre 2015 – articolo “Boxe Mania”.